night swimming
nicola si addormenta subito. io invece faccio fatica a prendere sonno. nella scia del suo respiro pesante, con barlumi di luci che filtrano dalla veneziana chiusa, vedo le mie solite ombre notturne rincorrersi sul soffitto. anche in questa estemporanea doppia di palau. sono i miei fantasmi che mi seguono ovunque. per scacciarli, quando non riesco a prendere sonno subito, quando non posso aprire un libro e leggere, è solo esercitando il ricordo che riesco a quietarli.
allora mi faccio tornare in mente, con prepotenza, alcuni pezzi del mio passato. mi concentro ed eccomi in africa, di nuovo in una stanza d’albergo che non riesco a prendere sonno. ma quella volta stavo da solo e potevo leggere senza svegliare nessuno. lessi d’un fiato il terzo scimpanzé di diamond. un bel saggio. con un inizio forte e una fine notevole. un lavoro carico di spinta morale. ricordo soprattutto un passaggio, a proposito di razzismo, nel quale l’autore, basandosi su dati genetici, provocava il lettore: gli uomini credono di essere una specie a parte, a lungo (e in alcune realtà tuttora) hanno creduto alle razze, fino all’arrivo della genetica delle popolazioni e degli studi di genetica. è solo da qualche decennio che si è scoperto che la varianza genetica tra uomo e uomo di una stessa “razza” nominale può essere maggiore della distanza genetica tra uomini di “razze” nominali distinte: ovvero un bianco può condividere con un nero una porzione di dna superiore a quella tra due bianchi. il concetto di fondo, che regge la genetica delle popolazioni, è che ogni popolazione ha, nel suo patrimonio genetico, l’intera gamma di variazioni e possibilità di qualunque altra popolazione, a cambiare allora sarebbe, da popolazione a popolazione, la ricorrenza con cui questa varianza si manifesta in geni dominanti. di più, a volte, la varianza di dna tra uomo e uomo, è superiore alla varianza tra un uomo e uno scimpanzé, specie con la quale, del resto, condividiamo circa il 97% del nostro patrimonio ereditario.
sulla base di questi risultati, allora, come è possibile il razzismo?
il sonno non ne vuole sapere di prendermi nel suo abbraccio e, allora, mentalmente prendo nota dei miei pensieri. appena avrò un momento, mi dico, li metterò su carta. non tutti sanno che il concetto di razza, congiuntamente a quello di darwinismo sociale, ha avuto una forte eco anche a livello scientifico, sfociando in una disciplina, la razziologia, che, troppo a lungo, è stata in auge. ma se è relativamente facile smontare una bufala mediatico-scientifica, è molto più complesso, per gli addetti ai lavori, decostruire il riverbero che, certe teorie, producono sul senso comune. alle difficoltà di argomentare contro una teoria scientifica, si sommano, infatti, le difficoltà di portare l’opinione anonima del “si dice” a riflettere criticamente su se stessa, a prendere il peso delle responsabilità esistenziali e politiche che, ogni atto di locuzione, porta con se. le parole, i discorsi non sono mai neutri, oggettivi e naturalistici soprattutto quando partono dal presupposto di esserlo. penso che non è passato molto tempo dal nazifascismo che promulgava le leggi razziali; l’apartheid è, relativamente, finito da poco; gli afroamericani hanno subito discriminazioni fino a tempi molto prossimi a noi; gli indiani d’america, la schiavitù, la tratta non sono fenomeni remoti; il colonialismo non è mai realmente finito; i pogrom, le guerre di pulizia etnica, le deportazioni sono ancora parte integrante del nostro mondo – sia che lo si pensi globale, sia che lo si voglia locale. il razzismo è solo uno dei modi attraverso i quali si è cercato di dare un ordine al caos. ma che tipo di ordine? mi chiedo, in effetti, se esso non sia solo una variazione sul tema del vecchio quesito alla base di tutta la filosofia politica: cosa legittima un uomo a comandare su un altro uomo?
forse sì. l’ideologia della razza ha senz’altro avuto il triste merito di aver messo a tacere un sacco di dubbi in proposito e, nonostante il peso di morte di cui si è caricata, è dura a morire.
nonostante? o forse proprio perché la morte si nutre di morte?
ma la morte non può nutrirsi di morte! la vita si nutre di vita, e la morte si nutre di vita. senza vita, non ci sarebbero né vita né morte.
il razzismo, allora, è una forma di vita che ci porta comunque alla morte. ma c’è vita e vita. e questo è un punto d’ordine morale. almeno credo.
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ink stain over my pants « ri-tratta
Settembre 21, 2009 alle 8:55 am
[...] to be continued [...]
thank you, baby « ri-tratta
Novembre 30, 2009 alle 6:09 pm