ri-tratta

portraits from human dignity

face and tales

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“dunque, anna maria, voi di preciso cosa vi aspettate da me?”

trovo sempre difficile rompere il ghiaccio. d’altra parte, mi pare, qui ci sono delle aspettative nei miei confronti: l’antropologo. il lavoro di nicola, infatti, è assai più chiaro. ha uno strumento, la macchina fotografica, e i risultati sono immediati o quasi, questo è uno dei grandi pregi della fotodigitale: se ti porti dietro un computer puoi vedere il raw in tempo reale – scatti, scarichi il file e, il tempo che photoshop lo apra, il raw è visibile. e per la maggior parte delle persone, questo basta e avanza.

ma… e l’antropologo che fa… di preciso, in questo caso?

“allora” esordisco cercando di guardare tutte le maestre e di non escluderne nessuna, neppure l’unico maschio. “mercoledì, il mio collega, nicola, vi ha parlato a grandi linee della nostra idea. in poche parole, vorremmo sensibilizzare il maggior numero di persone possibili al tema del razzismo, che oggi sta tornando in modo sempre più travolgente. abbiamo pensato, inizialmente, di fotografare delle persone mentre ne parlano e di farci una mostra fotografica e, perché no, magari un libro. ad ogni persona fotograficamente rilevante, pensavamo, avremmo associato la frase più significativa scaturita dal dialogo. siamo partiti da la maddalena” mentre lo dico, spero che a nessuno di loro, maschio incluso, salti in mente di chiedermi perché proprio da la maddalena: sarebbe imbarazzante far capire loro che, nonostante quel luogo sia stato scelto per correre dietro ad una donna, il progetto è stato portato avanti con alta serietà scientifica.

“perché da la maddalena?” chiede invece una delle maestre

“beh” dico io dissimulando e incassando “un luogo vale l’altro, no? poi abbiamo capito di non poter battere a tappeto tutta la sardegna, e alla fine ci siamo concentrati su cagliari, anche perché il progetto, nel frattempo, ha subito una trasformazione: secondo noi, il razzismo, oggi, è fortemente legato alla migrazione e dato che non volevamo ricorrere a questionari tipo istat, dovevamo ridurre il raggio della ricerca. più che espanderci come l’edera, abbiamo deciso di fare come quegli alberi che affondano le loro radici nel terreno: quando arriva l’onda, la prima viene strappata via, i secondi, talvolta, resistono. per questa ragione, dopo aver scelto cagliari, abbiamo individuato nel quartiere della marina una delle zone di maggior  interesse. e qui, ovviamente, non poteva sfuggirci l’importanza della vostra realtà. vorremmo che ci aiutaste a creare delle relazioni con la magia dei vostri ragazzi. l’obiettivo è narrare insieme le loro storie. la fotografia è un modo, molto raffinato, di spaziare in queste sfere, cogliendone la schiuma e la scia. mentre parlare e narrare significa porsi il problema di capire. e oggi, mi pare, non ci sono molte cose più importanti della comprensione interculturale reciproca e dell’elaborazione di strategie di contatto e conoscenza.”

mi sento a lezione, non vola una mosca e tutti si aspettano o che li illumini o che dica una fregnaccia per decidere se sono un idiota. dunque, vado avanti.

“narrare le loro storie, narrarle insieme, è anche offrirgli la possibilità di comprendere meglio la nostra cultura. e qui lo scambio comincia a farsi reciproco. la responsabilità condivisa. allo stesso modo, dalle storie dei migranti non possono essere escluse persone come voi, né quest’istituzione: come direbbe bhabha qui ci troviamo in un luogo liminale e marginale per eccellenza. la regione e le amministrazioni locali vi danno scarsi sostegni economici e la maggior parte dei nostri concittadini vi ignora. eppure, secondo me, il compito che vi siete assunti è indispensabile. non siete un’associazione culturale che pratica l’autorazzismo, promuovendo la diversità fino a trasformarla in un brand, in un gadget da vendere o esibire ai bianchi alternativi. siete una associazione che si pone un problema serio e concreto: quello del superamento della barriera linguistica.”

le facce davanti a me sono tese nello sforzo di capire cosa ci sia veramente sotto. dunque, abbandono l’esposizione scientifico-idealista e passo al concreto.

“allora, se voi ci date una mano, permettendoci di seguire le vostre lezioni e di fare delle foto, parlando con le persone che vengono qui, tutti extracomunitari e migranti, alcuni senza passaporto o provenienti dai cpt… beh… direi che al momento della mostra fotografica, il vostro contributo e la vostra cooperazione verranno sottolineati: molte persone che ignorano la vostra esistenza ne verrebbero a conoscenza e magari non vi sarà più così arduo reperire fondi. anche questo” dico con tono conclusivo “è uno scambio ed una richiesta di cooperazione”.

ora che vedono qualcosa di concreto, la maggior parte degli sguardi si distende e comprende. anche io posso essere utile.

“ci sono domande?”

to be continued

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2 Risposte

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  1. [...] lascia un commento » continuing from [...]

    t/asking « ri-tratta

    Ottobre 4, 2009 alle 10:08 am

  2. [...] to be continued [...]

    being there « ri-tratta

    Ottobre 5, 2009 alle 4:35 pm


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